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Hai accumulato prestiti, finanziamenti, carte di credito, debiti con banche, finanziarie, Agenzia delle Entrate-Riscossione, Comuni o altri creditori?
Le rate assorbono ormai gran parte dello stipendio o della pensione?
Sei un piccolo imprenditore e i debiti della tua attività sono diventati impossibili da sostenere?
Hai ricevuto solleciti, cartelle, intimazioni o pignoramenti?
Oppure una parte importante dei tuoi debiti è nata a causa del gioco d’azzardo e della ludopatia?
Potrebbe esserci una strada da percorrere.
Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) mette a disposizione delle persone sovraindebitate e dei piccoli imprenditori specifiche procedure per affrontare una situazione debitoria diventata insostenibile e, quando ricorrono le condizioni previste dalla legge, arrivare anche alla liberazione dai debiti che non è stato possibile pagare.
È questo uno degli aspetti più importanti da conoscere.
Quando i debiti sono diventati sproporzionati rispetto al reddito e al patrimonio, continuare semplicemente a pagare rate può non essere più una soluzione.
Immaginiamo una persona che percepisca 1.500 euro al mese e che, tra finanziamenti, carte di credito, debiti fiscali e altre esposizioni, debba pagare rate per 1.200 euro.
Sulla carta sta pagando i propri debiti.
Nella realtà, con i 300 euro che rimangono non può affrontare affitto, bollette, alimentazione, farmaci, automobile e normali necessità familiari. Sarà quindi probabilmente costretta a rinviare alcuni pagamenti o, peggio ancora, a chiedere nuovi prestiti per pagare quelli precedenti.
È così che può nascere la spirale del sovraindebitamento.
Le procedure previste dal CCII servono proprio a cercare di interrompere questa spirale.
La legge consente, in presenza dei necessari requisiti, di affrontare complessivamente la situazione debitoria, valutando ciò che il debitore può realmente sostenere.
Non si guarda soltanto a quanto deve.
Si considerano anche il suo reddito, il patrimonio disponibile, la composizione della famiglia e le spese necessarie per condurre una vita dignitosa.
A seconda della situazione, si potrà quindi valutare un percorso che preveda pagamenti sostenibili nel tempo, l’utilizzo di determinate risorse o, nei casi consentiti dalla legge, il pagamento soltanto parziale di alcuni debiti.
La parte che non potrà essere soddisfatta potrà, ricorrendone i presupposti, essere oggetto di esdebitazione, cioè della definitiva liberazione del debitore dall’obbligo di pagarla.
Non è un condono e non è una scorciatoia.
È un percorso regolato dalla legge e sottoposto a precise verifiche.
Chi ha contratto debiti prevalentemente per esigenze personali e familiari può valutare la ristrutturazione dei debiti del consumatore.
Può riguardare, ad esempio, chi abbia accumulato mutui, prestiti personali, cessioni del quinto, finanziamenti per automobili, carte revolving, debiti fiscali o altre esposizioni che non riesce più a sostenere.
Si cerca di costruire un piano compatibile con le concrete possibilità economiche della persona.
L’obiettivo è semplice: pagare ciò che è realmente possibile pagare senza essere condannati a vivere per anni in una situazione economicamente insostenibile.
La ludopatia può distruggere in breve tempo risparmi, rapporti familiari ed equilibrio economico.
Chi è caduto nella dipendenza dal gioco spesso prova vergogna e tende a nascondere il problema fino a quando la situazione diventa ingestibile.
Ma avere accumulato debiti anche a causa del gioco d’azzardo non significa automaticamente essere esclusi dalle possibilità offerte dal CCII.
Ogni situazione deve essere esaminata singolarmente.
Occorre ricostruire l’origine dei debiti, il comportamento tenuto, l’eventuale presenza di una vera dipendenza patologica e, soprattutto, il percorso intrapreso per affrontarla.
Se la ludopatia esiste, nasconderla non aiuta.
La documentazione medica, l’eventuale presa in carico da parte dei servizi competenti e un serio percorso di recupero possono essere elementi importanti per comprendere perché si è determinato il sovraindebitamento.
La persona deve però dimostrare concretamente la volontà di uscire non soltanto dai debiti, ma anche dal meccanismo che ha contribuito a generarli.
Un’attività può entrare in difficoltà per molte ragioni.
Perdita di clienti, aumento dei costi, crisi economiche, mancati pagamenti, debiti fiscali e contributivi, finanziamenti diventati troppo onerosi o eventi personali possono trasformare un’attività sana in un’impresa soffocata dai debiti.
In determinate condizioni il piccolo imprenditore può accedere al concordato minore.
Si tratta, in termini semplici, di presentare ai creditori una proposta concreta per sistemare la propria esposizione debitoria sulla base delle risorse realmente disponibili.
E non sempre l’obiettivo deve essere quello di chiudere l’attività.
Se l’impresa può ancora produrre reddito, la soluzione può essere costruita proprio per consentirle di continuare a lavorare, affrontando contemporaneamente il peso dei vecchi debiti.
Ci sono situazioni nelle quali non esistono le condizioni per proporre un piano sostenibile.
Anche in questi casi non significa necessariamente che non vi sia alcuna soluzione.
Può essere valutata la liquidazione controllata, attraverso la quale vengono messi a disposizione dei creditori i beni e le risorse utilizzabili secondo quanto previsto dalla legge.
È una scelta che deve essere attentamente valutata, perché produce conseguenze importanti.
Ma può rappresentare anche il percorso attraverso il quale chiudere definitivamente una situazione debitoria ormai senza prospettive e arrivare, quando ne ricorrono le condizioni, alla successiva liberazione dai debiti residui.
È la domanda che molte persone fanno:
“Se non ho beni e il mio reddito basta appena per vivere, cosa posso offrire ai creditori?”
Il CCII prende in considerazione persino questa situazione.
La persona fisica che non possiede risorse da offrire ai creditori e si trova nelle condizioni stabilite dalla legge può valutare l’accesso alla esdebitazione del sovraindebitato incapiente.
È una possibilità sottoposta a requisiti rigorosi, proprio perché può consentire alla persona, pur non essendo in grado di effettuare pagamenti, di liberarsi dai debiti.
Il principio che sta alla base di questo strumento è molto importante: chi si trova realmente e senza frode in una condizione economica senza uscita deve poter avere, alle condizioni previste dalla legge, una seconda possibilità.
Uno degli errori più frequenti è chiedere aiuto troppo tardi.
Quando arriva la prima difficoltà si pensa:
“Il mese prossimo recupererò”.
Poi si utilizza la carta di credito per pagare una rata.
Successivamente si chiede un altro finanziamento per chiudere quello precedente.
Intanto aumentano interessi, ritardi, solleciti e preoccupazioni.
Fino al momento in cui il problema diventa ingestibile.
Per questo il primo passo dovrebbe essere molto più semplice: fare una fotografia completa della propria situazione.
Quanto devo?
A chi devo?
Quanto guadagno realmente?
Quali beni possiedo?
Quanto serve ogni mese alla mia famiglia per vivere?
Ci sono pignoramenti o altre azioni già avviate?
Come si sono formati i miei debiti?
Solo dopo avere risposto seriamente a queste domande è possibile capire quale strada sia concretamente percorribile.
Diffida da chi promette di “cancellare tutti i debiti” senza prima conoscere nel dettaglio la tua situazione.
Non esiste una formula magica valida per tutti.
Esistono invece strumenti previsti dalla legge che, se utilizzati correttamente e quando ne sussistono i presupposti, possono consentire di ridurre il peso dell’indebitamento, riorganizzare i pagamenti, proteggere la capacità di mantenere dignitosamente la propria famiglia e, al termine del percorso, ottenere nei casi previsti la liberazione dai debiti residui.
La cosa più importante è non nascondere il problema e non continuare ad alimentarlo con nuovi prestiti.
Se i debiti hanno ormai preso il controllo della tua vita, può essere arrivato il momento di capire se esiste una strada per riprendere il controllo del tuo futuro.
Una prima analisi della situazione economica e debitoria può aiutare a comprendere se esistono le condizioni per accedere a una delle procedure previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Uscire dalla morsa dei debiti non è sempre facile. Ma, in molti casi, una strada prevista dalla legge esiste. Il primo passo è conoscerla.